Arsenal. Raya; White, Saliba, Gabriel, Calafiori (Hincapié 58); Rice, Lewis-Skelly (Zubimendi 73); Saka (Madueke 58), Eze (Odegaard 58), Trossard (Martinelli 83); Gyökeres.
Subs. Kepa, Setford, Noorgard, Dowman, Merino, Gabriel Jesus, Havertz,
Manager. Mikel Arteta
Atletico Madrid. Oblak; Pubill, Le Normand (Molina 57), Hancko, Ruggeri; Simeone (Cardoso 57), Llorente, Koke, Lookman (Sørloth 57); Griezmann (Baena 66), Álvarez (Almada 66).
Subs. Bonar, Diaz, Musso, Giménez, Mendoza, Vargas,
Manager. Diego Simeone
Booked. Pubill, Koke, Kepa,
Referee. Daniel Siebert
Attendance. 60.262----------------------------------------------
La storia dell’Arsenal passerà da Budapest, sabato 30. Sarà il giorno della seconda finale di Champions League nella storia del club, contro Psg o Bayern con l’idea di sovvertire il pronostico che vede chiunque passi dalla semifinale di Monaco di stasera come favorito. L’Arsenal si è sbarazzato 1-0 dell’Atletico Madrid per guadagnarsi la chance di poter vincere per la prima volta quella coppa che il suo popolo sogna. L’autore del gol decisivo è Bukayo Saka, l’eroe di casa al posto giusto al momento giusto quando al 45’ cattura una respinta difficile di Jan Oblak su tiro di Leo Trossard e la trasforma in una rete storica. Saka è solo la punta dell’iceberg di una squadra ottima a cui manca un trofeo per diventare grandissima. L’ultimo scalino della scala verso il paradiso calcistico per i Gunners porta a quella Premier che, a tre giornate dalla fine, controlla con 5 punti di vantaggio. O a quella Champions che finora all’Emirates, più che un sogno, era la perfetta chiusura per uno dei tanti cori dei tifosi.
Quando l’arbitro Siebert fischia la fine, l’Emirates tutto capisce che la finale di Champions non è più un sogno. Saka esulta di nuovo, stavolta sotto la pioggia, come aveva fatto dopo il gol decisivo. Riccardo Calafiori, partito titolare e in campo per la prima ora, guida lo splendido tuffo sotto la curva mentre nello stadio risuona l’inno del club, quel “North London forever”, Londra nord per sempre, che continua con “indipendentemente dal tempo” perfetto per questa festa bagnata. E meritata, perché l’Arsenal questa vittoria nella semifinale di ritorno se l’è guadagnata. Il gol di Saka, rientrato all’andata da un lungo infortunio ma ancora con minutaggio limitato che l’ha costretto a uscire al 60’, è il giusto premio per una squadra che ha fatto qualcosa in più in una partita fino a quel momento bloccata. L’Arsenal ha dimostrato tutto l’anno di saper vincere anche gare così, e non a caso arriva in finale come unica imbattuta della Champions 2025-26. Merito anche della sua difesa, della super coppia Saliba-Gabriel che sbaglia pochissimo (il brasiliano in particolare praticamente niente: il suo salvataggio in apertura di ripresa su Giuliano Simeone vale come un gol), cancella Antoine Griezmann e Julián Álvarez e aiuta il sempre attento portiere David Raya a tenere la porta inviolata per la nona volta in questa edizione della Champions. Il conto dei gol subiti resta a 6, visto che quella super difesa ha mandato in bianco l’Atletico per la prima volta in Europa dopo 37 gare.
L’Atletico ha fatto troppo poco in attacco per mettere in difficoltà questi Gunners, e in difesa ha pagato uno dei pochi momenti di incertezza: Simeone ci ha provato con le sostituzioni, ma l’Arsenal non ha mai ceduto, ha usato l’entusiasmo contagioso dei 60mila che hanno riempito l’Emirates come energia extra. Quel popolo di tifosi pronto a seguirli “per terra e per mare” si riverserà anche a Budapest a fine mese. Questa finale da sogno arriverà sei giorni dopo l’ultima giornata di Premier League, sei giorni dopo che l’Arsenal spera di aver già chiuso un digiuno che dura da 22 anni. Sognare di poterci aggiungere la Champions racconta di quanto questa stagione della squadra di Arteta sia stata clamorosa. E di quanto quella finale possa essere l’inizio di una nuova storia, quella in cui l’Arsenal è, senza più dubbi, una delle grandissime d’Europa. da https://www.gazzetta.it