domenica 28 settembre 2014

ARSENAL-TOTTENHAM, il giorno dopo


Non era la partita del secolo, dell’anno e nemmeno del giorno, ma Arsenal-Tottenham, 24 ore dopo, merita un piccolo approfondimento per un motivo specifico: perché noi di Fox Sports eravamo presenti, e un piccolo reportage attraverso la visione personale di un evento merita sempre di essere fatto, magari per brevi punti riassuntivi.
ATMOSFERA - Modesta prima della partita, nelle immediate vicinanze dell’Emirates Stadium. Nel senso di scalinate di salita dalle vie circostanti, di ampio marciapiede che gira attorno allo stadio. È una conseguenza inevitabile della struttura stessa dell’impianto, che è leggermente separato dal mondo che gli sta attorno: nel tratto in cui si lasciano le strade di accesso, non vi sono, fino ai tornelli, chioschi se non quelli di vendita dei programmi della partita, per cui non si crea la possibilità di raduno progressivo di persone, se non di chi ha fissato lì un punto di ritrovo per poi però entrare immediatamente. Più animato il resto del quartiere, proprio in pub e locali appena fuori dall’ombra dello stadio, e animati pure i mezzi di trasporto, con cori spontanei, isolati, a volte di poche persone, chiaramente però elettrizzate dal pensiero dell’imminente partita. È del resto in quegli ambienti, ovvero i pub, che va cercata al giorno d’oggi una passione vocale che in altri tempi - e con altri pericoli, però - poteva allargare il suo suono a tutto il quartiere, senza una regola. All’interno dello stadio un tifo non di alto livello, se non come conseguenza di momenti importanti della partita: notevole l’immediata reazione dei tifosi Arsenal al gol del Tottenham, così come sempre affascinante “Oh When the Spurs go marching in” degli ospiti (e a questo proposito presto ci saranno novità nella programmazione di Fox Sports). Abbiamo seguito la partita dal Directors’ Box, ovvero la tribuna vip (Boris Becker, Franco Baldini, il presidente degli Spurs Daniel Levy, l’amministratore delegato dell’Arsenal Ivan Gazidis erano nelle medesime poltrone, per dire), e ci ha sorpreso il fatto che anche lì, dopo un abbondante pasto pre-partita (al quale ha presenziato, solo per salutare i presenti, anche Arséne Wenger, a meno di un’ora dal calcio d’inizio), ci fossero comunque emozioni palesi anche se non sbracate, un’atmosfera certamente pacata e rispettosa dell’ambiente (poltrone in pelle, camerieri e tutto il resto) ma non soporifera e distratta come si può pensare. Un po’ di emozione anche nel vedere Alan Sunderland, centravanti dell’Arsenal tra il 1977 e 1984: non ha sorpreso vederlo firmare maglie di cotone gialle con colletto blu, perché quella era la maglia dei Gunners il 12 maggio del 1979, in una delle finali di FA Cup più belle della storia. L’Arsenal vinceva 2-0 all’86°, ma nel giro di due minuti il Manchester United accorciò con Gordon McQueen e pareggiò con Sammy McIlroy tra scene di delirio (nelle curve i posti erano solo in piedi, e la massa umana impressionante). Si torna a centrocampo per il calcio d’inizio, Liam Brady (presente anche lui nella tribuna vip) prende palla, dribbla due uomini in velocità, di esterno sinistro appoggia sulla fascia a Graham Rix, che crossa: il portiere Gary Bailey manca l’uscita e Sunderland, in scivolata, anticipa il difensore Arthur Albiston appoggiando il 3-2 finale. Roba indimenticabile, credeteci. Nel dopopartita, poi, più delusi i tifosi Arsenal, più sollevati quelli Spurs, ma lo si poteva solo indovinare, sbirciando i comportamenti comunque vivaci nei locali della zona di Islington, una delle più movimentate di Londra, con un traffico che la sera tardi non è molto diverso da quello delle ore di punta.
PARTITA - L’avete vista in tanti, cerchiamo però di darne una lettura vista dal vivo, dunque con la possibilità di seguire con lo sguardo tutto il campo, Arsenal che ha iniziato con quello che pareva un 4-3-3 più che un 4-2-3-1, data la posizione di Jack Wilshere non solo nel ripiegamento difensivo, largo a sinistra, anche se pronto a infilarsi in mezzo con possesso di palla. Con Mesut Ozil dal medesimo lato, e Alex Oxlade-Chamberlain a destra, ai lati cioé di Danny Welbeck, molto incisivo nel primo tempo, meno nel secondo. Gli Spurs avevano un 4-2-3-1 con Etienne Capoue e Ryan Mason davanti alla difesa, Christian Eriksen a sinistra, Erik Lamela a destra e Nacer Chadli così a ridotto di Emmanuel Adebayor da far sembrare la formazione un 4-4-2, come era palesemente in fase difensiva, dato che tra i due davanti e gli otto dietro restava spesso molto - troppo - spazio. I cambi a cui è stato costretto l’Arsenal già nel primo tempo hanno modificato qualcosa, di fatto, solo nella seconda occasione, con Santi Cazorla al posto di Aaron Ramsey e un netto ritorno al 4-2-3-1: Welbeck punta centrale, Cazorla a sinistra, Ozil in mezzo, Oxlade-Chamberlain a destra. Poco è cambiato dopo il gol di Chadli, nato da una palla mal gestita da Flamini, rubata da Eriksen e rifinita da Lamela, ma al 64°, con l’ingresso di Alexis Sanchez al posto di Jack Wilshere, Cazorla si è affiancato a Flamini con il cileno sulla sinistra, a sostituirlo. Formazione rischiosa perché molto sbilanciata, con gli Spurs che avrebbero potuto pressare e ripartire, se per paradosso Chadli non si fosse trovato spesso troppo avanzato. 
Preso il gol, il Tottenham si è chiuso: dentro Nabil Bentaleb al posto di Chadli e con Capoue solo davanti alla difesa è diventato un 4-1-4-1, con da sinistra Lennon, Bentaleb, Mason e Lamela. Meno allungo, più compattezza, quelle di una squadra teoricamente inferiore, che a quel punto si accontenta del pareggio, pur nella consapevolezza (speriamo) che nel calcio chiudersi non è poi così utile, dato che bastano un errore o un rimpallo per cambiare tutto. Pensate solo al gol di Oxlade-Chamberlain: la palla gli è arrivata solo perché Welbeck l’ha mancata del tutto, un metro prima di lui.
di Redazione FOXSports, http://www.foxsports.it/